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Doctor Who: il Dottore guerriero

Nella nostra serie dedicata a Doctor Who, oggi parliamo della sua incarnazione bellica

Demons run when a good man goes to war/ Night will fall and drown the sun/ When a good man goes to war

Nel 2013 cadeva il cinquantesimo anniversario di Doctor Who, occasione celebrata con lo speciale The Day of the Doctor in cui, per chi non se lo ricordasse, veniva rivelata un’incarnazione del Dottore che non avevamo mai visto prima: The War Doctor (John Hurt).

Che cosa è successo?

Undici e Clara convocati dalla UNIT, organizzazione militare preposta alla difesa della Terra da minacce extraterrestri, esaminano un misterioso dipinto tridimensionale conservato in un caveau.
Il dipinto è un quadro di Gallifrey, capace di congelare un momento sulla tela, ma quello che preoccupa è che i personaggi sono tutti scomparsi. Mentre sono intenti a cercare di capire cosa sia accaduto, si apre una fessura spazio temporale e il Dottore ci salta dentro senza esitazioni, perché sa che è la cosa giusta da fare.
Quello che trova dall’altra parte è l’Inghilterra elisabettiana, dove il decimo Dottore (David Tennat) è impegnato a seguire le tracce di uno Zygon che ha preso le sembianze della regina.
Mentre sta accadendo tutto ciò, in un altro angolo dell’universo il Dottore, questa volta con un volto che non gli abbiamo mai visto, ha sottratto qualcosa su Galligrey. Un’arma potentissima che nemmeno un generale avrebbe il coraggio di usare.
È quello che sarà l’ultimo giorno della Guerra del Tempo, perché il Dottore ha deciso che deve finire, l’universo è al limite del collasso e miliardi di forme di vita moriranno se non blocca l’eterna guerra tra i Signori del Tempo di Gallifrey e i Dalek di Skaro.
Ma quest’arma di distruzione di massa, Il Momento, è talmente potente e sofistica da aver sviluppato una coscienza individuale. È possibile detonarla, permettendo che commetta un genocidio, ma l’arma ti giudicherà: non permetterà che tu prenda una decisione del genere senza assumertene la piena responsabilità e senza toccare con mano le conseguenze.
È tale la sua potenza che l’interfaccia assume il volto del futuro che lo attende, Rose Tyler, la donna che renderà più umano un Dottore arrabbiato e divorato dai sensi di colpa. Ma non si limita a questo, apre delle brecce nello spazio-tempo, permettendo di mostrare al War Doctor l’uomo (gli uomini, anzi) che diventerà in conseguenza alla scelta che compirà ora. Una domanda lo tormenta… Conterà i bambini che in quel terribile giorno moriranno per causa sua su Gallifrey? Il giorno in cui il Dottore ha scelto (o sceglierà?) di condannare un intero pianeta, casa sua, la sua famiglia, miliardi di innocenti a morte certa per salvare quel che resta dell’universo.
Visto che i parallelismi ci piacciono e molto, nel contempo nella Torre di Londra, Kate Stewart direttrice della UNIT, si trova di fronte a un’analoga scelta: distruggere Londra per salvare il pianeta dall’invasione degli Zygon. Gli alieni mutaforma sono infatti pronti a concretizzare, dopo 500 anni, il loro piano di guerra per occupare la Terra.
All’annosa questione se i bisogni di molti superano i bisogni dei pochi l’eroe non esista a rispondere di sì, preferibilmente sacrificando se stesso nel frattempo.
Ed è così che per diverse stagioni ci avevano dipinto il Dottore, come un reduce di guerra che aveva fatto una scelta orribile e che viveva con le spalle pesanti, con una terribile ombra a coprire i suoi passi.
Ma l’innegabile vantaggio di potersi rigenerare dona ogni volta la possibilità di ricominciare. Gli umani invece non hanno questo privilegio. Hanno al massimo un altro escamotage da adottare quando compiono un errore troppo grande, insostenibile: cercare di farlo sparire dalla memoria e dalla coscienza perché provoca una profonda vergogna. Una sorta di rimozione psichica.

E in fondo è quello che fa anche il Dottore, nonostante la rigenerazione, perché di fatto “mantiene lo stesso software, cambiando l’hardware, il suo corpo”: è più o meno sempre la stessa persona. La personalità immediatamente precedente a Nine non c’era fino a questo momento, non si era mai vista (a parte un accenno nel finale di stagione in vista dello speciale) e non sapevamo che esistesse.
Il Dottore infatti aveva cancellato una parte importante del suo passato, non parlandone con nessuno dei fidati compagni e negando di fatto la sua esistenza.
Ma in fondo se qualcosa viene rimosso, senza essere stato elaborato a dovere, tende a ripresentarsi nei momenti meno opportuni. E una cosa rimossa non significa che non sia mai esistita, continuerà comunque a influire su di noi anche se non ce ne accorgiamo.
Il percorso del Dottore in questo anniversario così importante (e gli anniversari e i compleanni si sa sono date significative che ci portano a pensare al passato) lo costringerà a dover affrontare proprio quella parte di se stesso che tanto voleva scordarsi.
Ma non è facile riappropriarsi del proprio passato seppellito sotto un tappeto centenario: serve una ferma volontà quando il ricordo viene a bussare alla porta della coscienza, magari tramite incursioni nel tempo presente. Non è un processo lineare da seguire, ma una strada tortuosa, fatti di passi avanti e indietro, progressi e regressioni. Come le rotture del continuum dell’universo che Il Momento/Rose Tyler continua ad aprire tra una linea temporale e l’altra.
Il War Doctor che tanto lo disgusta aveva però fatto il “lavoro sporco”, compiendo una scelta impossibile, “essendo il Dottore nel giorno in cui era impossibile fare la scelta giusta”. E questo dovrà riconoscerselo, scendendo a patti con la perdita di identità che comporta l’aver partecipato attivamente alla guerra, perdendo i propri valori e il nome di Dottore (“Doctor, no more”).
Solo le attuali personalità, Dieci e Undici, accompagnandolo nella decisione di attivare Il Momento e dichiarando di riconoscerlo, possono restituirgli la sua identità.
Alla fine saranno i tre Dottori, con l’identità collettiva ricostituita, a prendere la decisione finale, che devierà dal passato precostituito, per trovare finalmente una tipica soluzione “da Dottore”: quella che cercherà di salvare tutti. Alla fine ogni incarnazione ha ripreso il suo giusto posto, e dalla collaborazione di ogni singola parte di sé (anche quelle meno belle e percepite come negative) si arriva alla migliore delle conclusioni possibili.

L’Antefatto 

Le origini del War Doctor sono tra l’altro raccontate in un mini-episodio disponibile su youtube a questo indirizzo “The Night of the Doctor”. Mentre un altro mini-episodio si svolge ad Arcadia. La sua incarnazione è il prodotto – di nuovo – di una scelta obbligata, fatta sempre dal Dottore stesso. Dal momento che l’universo è intrappolato in una guerra non ha più bisogno di un dottore, ma di un guerriero. Rigenerandosi, le prime parole della nuova incarnazione saranno proprio “Doctor no more”.
Ogni volta che si rigenera, il Dottore può modificare la sua personalità per adattarsi all’ambiente circostante, ma mai quanto in questo caso grazie alle sacerdotesse di Karn. Ed è una caratteristica molto umana, quella di adattarsi agli ambienti circostanti. E chi più del Dottore è un simbolo di adattamento?
Per quanto le circostanze possano essere orribili, e per quanto ci si possa trovare costretti ad adattarsi a quelle circostanze, compiendo scelte che non vorremmo fare, il Dottore ci lascia una traccia luminosa che possiamo seguire: perché “Male che vada, avremo fallito nel fare ciò che è giusto piuttosto che riuscire in ciò che è sbagliato”.
Con il War Doctor si conclude la parte della nostra serie ispirata alle recenti incarnazioni del Dottore. Prima di avventurarci in quelle precedenti lasceremo un ampio lasso di tempo, il necessario perché il tessuto del tempo possa ricostituirsi. Se nel frattempo volete recuperare le puntate precedenti, vi ricordiamo che abbiamo parlato di Nine, ci siamo posti la domanda se è lecito partire da strade alternative, dei due cuori di Eleven, del caratterino di Twelve, e dell’ultima attuale incarnazione.

Francesca Giulia La Rosa

Trekker, whovian. Non amo le etichette (a parte queste?). Traduttrice, editor a caccia di errori come punti neri nel tessuto della realtà. Essere me è un’esperienza profondamente imbarazzante.

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Commenti

  1. Grazie Rossella! In realtà l’idea alle spalle di questa serie dedicata a Doctor Who era prendere spunto da ogni incarnazione per parlare di argomenti collegati ai vari dottori. Nel caso di Ten (dal momento che è il “mio” Dottore e quello con cui personalmente ho iniziato a guardare lo show) ci tenevo a parlare di come iniziare ad avvicinarsi a questo fantastico mondo. Quindi ho deciso di non concentrarmi troppo sulla sua figura, ed è stata una mia decisione di carattere creativo-personale. Certo, visto che l’argomento mi è particolarmente caro, non escluderei di riprenderlo e di smarmellare allegramente ciaccolando in lungo e in largo su Ten. Perché no?

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