News

Cyberbullismo: Lupi da tastiera e leoni da scrivania

Avete presente quella sequenza da commedia, tanto abusata da sfiorare il manierismo, che vede il protagonista di turno dialogare placidamente con due entità immaginarie che rappresentano il bene e il male?
Andiamo che ce l'avete presente.
Il nostro pinco pallino, al vertice di chissà quale climax decisionale, si ritrova a colloquiare con delle versioni miniaturizzate di sé stesso, opportunamente vestite da angelo e diavolo per distinguerne il colore morale, generalmente appoggiate o fluttuanti sulle di lui spalle. A prescindere dalle migliaia di critiche – tutte ragionevoli – che si potrebbero muovere contro questo particolare genere di scena, ho sempre trovato che la netta distinzione delle caricature non rendesse bene l'idea di polarità morale. Lo stesso concetto di "polarità morale" non mi convince, sarà perché tutti gli estremismi, anche quelli figurativi, cozzano con il mio modus pensandi.
Nel cult movie Teen Wolf – indegnamente tradotto con "Voglia di vincere" – il protagonista Scott (Michael J. Fox) è un licantropo sui generis, in grado di trasformarsi in un'orribile caricatura di wookie se sottoposto a stimoli particolarmente intensi. Scott non abbandonava mai completamente il "sé" non lupesco, perché il risveglio del licantropo dava forma alle sue frustrazioni, a quello che avrebbe voluto dire e fare ma, come semplice umano, non poteva esprimere.
Mi rendo conto di avere un problema di dipendenza da preamboli incredibilmente vaghi. Mi sto facendo curare, lo giuro. Nel frattempo portate pazienza e assecondatemi. 

Tutto questo blaterare di topoi da cinema trash per cosa, quindi? 
Quando mi trovo in una situazione che stuzzica il mio lato peggiore, non sento un diabolico mini-me punzecchiarmi il lobo dell'orecchio. Io sento un lupo ringhiare sommessamente. Sento una parte oscura di me risvegliarsi, colta da un insolito irsutismo, e farsi strada verso la bocca o, come nel presente caso, verso le mani. Allora devo parlare (scrivere), devo ululare la mia frustrazione e azzannare il problema. Solo che io non sono un leone da scrivania, una faccia in ombra dietro lo schermo di un anonimo computer. Li conosco bene  i leoni da scrivania. Quei troll orfani di ponte che della gran parte delle controversie internettiane sono sia la causa che il pubblico gaudente: flamers, haters, cyberbulli e marmarglia digitale assortita. Diamine, non so voi, ma a me la parola cyberbullo riporta alla mente i pomeriggi passati a ruolare sulle pagine consumate e odorose del buon vecchio Cyberpunk. Quelle sessioni sofferte, durante le quali sparivo, per lasciare il posto a un ignobile mercenario cyberpotenziato, forte, sicuro, corazzato. Allora, ancora ebbro dei ricordi di passate glorie immaginarie, mi chiedo: che cosa è in fondo un cyberbullo? Chi si nasconde dietro lo specchio semi riflettente di un avatar intoccabile? 
E' forse un energumeno "quoziente zero", che gode nel generare scompiglio social-mediatico? O è piuttosto un malarnese magrolino e silenzioso che magari, dopo una giornata passata a fissare la punta delle scarpe dei "grandi", di quelli "tosti" e desiderosi di provarlo, non vuole altro che indossare il suo luccicante vestito di silicio e acciaio? Uno come tanti, che vuole intimorire, denigrare e canzonare per dimostrare che almeno là, sui campi di battaglia della grande rete, è in grado di combattere. Per essere, tanto per cambiare, dalla parte giusta del coltello.
La parte giusta del coltello.
Esiste veramente, poi, questa parte? Perché secondo me ci si fa male da tutte e due le parti. 
Certo, anch'io, come tutte le persone sane di mente, disprezzo il concetto stesso di sopraffazione. E' un deliberato furto dell'altrui libertà "di essere". Il peggiore dei peccati. Eppure mi chiedo: se anche fosse giusto odiare il peccato, cosa dovremmo provare per il peccatore? Chi è, in effetti, quell'ombra binaria che non vede l'ora di celebrare il calar del sole distribuendo qualche "ciccione", "sfigato" ed "effemminato"? 
-Su questo punto spero abbiate notato che sono cintura nera di eufemistica. Terzo dan, per la precisione.- 
Ve lo dico io chi è il cyberbullo: è un Nerd che non ce l'ha fatta
Uno a cui hanno strappato il coraggio per difendere sé stesso e le sue passioni. Un compagno caduto. Allora l'ululato di oggi è anche per te, cyberbullo, Nerd che non è ma che forse sarà
Il licantropo veglia anche su di te. Perché in fondo è questo quello che intendo fare su queste pagine: offrirvi il mio punto di vista, talvolta arrabbiato ma sempre onesto, sui crimini e le ingiustizie che colpiscono il nostro mondo, la cultura che ci rappresenta e ci rende Orgogliosi
Una volta al mese, in occasione del plenilunio, apparirò per parlarvi di quello che non va nell'universo Nerd, nella speranza di riuscire, tra un morso e una battuta, a offrirvi una lettura piacevole e interessante. Quindi l'appuntamento è alla prossima luna piena per la seconda issue de "Il Licantropo".
Auuuuuuuuuuuu!

Ti potrebbero interessare anche:

Commenti

  1. Bra-vo!
    L’ empatia e la immedesimazione contestualizzata salveranno il mondo.
    La sopraffazione è però necessaria per fermare chi fa il male e non ascolta.

  2. Ottima definizione per questa categoria di “insicuri e repressi”, perchè un cyberbullo è soprattutto un insicuro,uno che si nasconde dietro un dito e dà libero sfogo alla sue frustrazioni vomitando ogni sorta di cattiveria sul suo prossimo,sperando che le sue feroci critiche sortiscano l’effetto che desidera.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button