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Cremona: la dignità dell'aneddoto

“Ragazzi”, esordì Jacopo con un tono che non sarebbe sembrato minaccioso a nessuno al di fuori della redazione di Orgoglio Nerd. Tutti i presenti, però, avevano avuto il loro assaggio di ciò a cui le proposte di Jacopo tendevano a portare: migliaia di chilometri d’auto in pochi giorni di viaggio, escursioni dall’altra parte del mondo, weekend passati a pochi metri dal mare senza alcuna speranza di un tuffo. Tutti noi quindi ci preparammo come ci prepariamo in questo genere di situazioni: per prima cosa passammo mentalmente in rassegna le nostre agende per immaginare una possibile scappatoia, dopodichè ci lanciammo reciproci sguardi cinici e sospettosi, sperando che la nostra scusa risultasse più convincente delle altre. In fondo, le Proposte di Jacopo generalmente richiedono un paio di persone al massimo: c’era spazio per schivare l’impegno.
“Ragazzi, c’è da andare a Cremona: un laboratorio dell’Università di Pavia ci ha invitato per una visita!”
Jacopo procedette a raccontare ad Alessandra, Giada e me del Laboratorio Arvedi di diagnostica non invasiva e del lavoro che i giovani ricercatori svolgono sugli inestimabili violini del Museo Stradivari della città. Il tutto si preannunciava genuinamente interessante, come, ad onor del vero, è quasi sempre il caso nelle Proposte di J. C’era però ancora la variabile di chi mandare in missione. A questo punto Jacopo pronunciò un’altra frase capace di raggelare il sangue ben più di un semplice “ragazzi”. 
“Ho avuto un’idea!”, disse, mentre un sorriso obliquo si disegnava sul suo volto.
Se avete seguito la serie di articoli usciti negli ultimi giorni sapete di quale idea si tratta: nessuna scusa adducibile, in missione ci saremmo andati tutti, e ciascuno di noi, titolari di rubriche attinenti al tema, avrebbe raccontato l’esperienza dal suo punto di vista. Jacopo avrebbe raccontato il viaggio, la città, il cibo e gli altri prodotti tipici (ma soprattutto il cibo) in ON The Road. Furibionda avrebbe affrontato l’aspetto relativo alla musica: Cremona è la città dei violini, e sebbene Alessandra sia una pianista era sicuramente la persona adatta. Giada avrebbe utilizzato il Rasoio di Occam per riportare il complicato lato scientifico della visita ad una dimensione più digeribile. E poi ci sarei stato io, con l’Università Invisibile.
E qui, neanche stessimo giocando a Worms Armageddon, casca l’asino! Tutte le volte che mi trovo a dover spiegare di cosa tratta l’Università Invisibile sono in difficoltà, e così è stato anche quando ci ho provato con i ragazzi dei laboratori cremonesi. La verità è che la mia rubrica non ha un vero e proprio tema, come i Tuberi, Thunder Hammer, Anteprima di Stampa, Cubo di Sorte e le altre. L’Università Invisibile parla di qualunque argomento mi solletichi la fantasia in quel determinato momento. E visto che la mia fantasia è facilmente solleticata, questo vuol dire tutto, e niente. I miei colleghi lo sanno bene, e Jacopo in particolare, ecco perché assegnarmi il compito di chiudere questa maratona di reportage multi-rubrica ha il sapore dell’agguato. “Perfetto per dare quel pizzico in più di aneddoti inutili ma irrinunciabili”, si legge nel suo articolo, quello di ON The Road, quello facile. Grazie, Jacopo.
Quindi eccomi qui, a raccontare aneddoti inutili ma irrinunciabili sul dietro le quinte di questa nostra iniziativa in una delle mie iconiche premesse stupidamente lunghe. Scherzi a parte, questa gita a Cremona è stata splendida. Ho un legame particolare con la città: è stata lo scenario della mia tesi di laurea in storia medievale, una sorprendentemente appassionante ricostruzione di una lunga lite giudiziaria del Tredicesimo Secolo, fra uno sfortunato mercante di Asti e il Comune di Cremona che ha cercato (e, spoiler, con successo) di fregarlo. Per leggere il centinaio di pergamene contenenti i documenti del processo ho visitato l’Archivio di Stato della città diverse volte, e col tempo mi sono affezionato a Cremona e alle sue tre T
Ho adorato visitare i laboratori, e soprattutto conoscere i giovani ricercatori che ci lavorano e rendermi conto della loro passione e determinazione. Non è una frase fatta: nel raccontarci le loro giornate, i loro esperimenti e le continue sfide che si trovano ad affrontare i loro occhi brillavano. Si potrebbe parlare dello stato del mondo accademico in Italia, delle assurde capriole a cui chi cerca un posticino nell'ambito della ricerca è costretto, della scarsa considerazione riservata a dottorandi e ricercatori, e sarebbero tutte conversazioni sacrosante e problematiche importanti da risolvere al più presto. Tuttavia di fronte all'entusiasmo contagioso di chi, nonostante tutto, riesce a portare avanti dei progetti belli come questo, non riesco a non essere ottimista.
Vorrei prendermi qualche riga per ringraziare i ragazzi dell’ospitalità, del calore e soprattutto della franchezza con cui si sono raccontati, in particolare per quanto riguarda i temi più delicati, come le occasionali difficoltà di relazione con il mondo dei liutai cremonesi, gelosi del proprio ruolo e dei propri segreti: la figura dello scienziato che cala dall'alto con i suoi freddi strumenti e scardina certezze e paradigmi ritenuti veri da secoli non è certamente facile da digerire! Il processo di reciproco avvicinamento, di reciproca comprensione ed accettazione è necessariamente lungo, ma da quello che abbiamo visto sta andando comunque molto bene.
E per concludere vorrei anche ringraziare Jacopo per avermi coinvolto in questa gitarella, nonostante tutto. E, Jacopo? La terza T è “tettone”. Non serve essere pudichi, il nostro direttore scrive su Playboy.
La Colonna Sonora Consigliata di oggi non può che essere il brano per violino più nerd di sempre, ovvero il Trillo del Diavolo di Giuseppe Tartini. Giuda ballerino!

Gabriele Bianchi

Lettore, giocatore, conoscitore di cose. Storico di formazione, insegnante di professione, divulgatore per indole. Cercatelo in fiera: è quello con la cravatta.

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