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Complotti: una chiacchierata con Valentina Petrini e Massimo Polidoro

I protagonisti del podcast Audible si concedono ad un'intervista durante il Lucca Comics & Games 2021!

Complotti è il podcast di Valentina Petrini e Massimo Polidoro, la cui prima stagione è interamente disponibile su Audible, che si occupa di, indovinate un po’, teorie del complotto, bufale, fake news e soprattutto dei metodi più opportuni da utilizzare quando ci troviamo ad indagare fatti apparentemente misteriosi o sospetti.

Valentina Petrini è una tenace e coraggiosa giornalista d’inchiesta, inviata in molte zone calde del mondo, e recentemente conduttrice di Fake – La fabbrica delle notizie, un programma interamente dedicato allo studio delle fake news: da chi le mette in circolazione a chi ci crede, da quanto c’è di vero a come fare per non cascarci.

Massimo Polidoro è un famoso divulgatore scientifico, segretario del CICAP, apprendista di James Randi e Piero Angela, e ha dedicato buona parte della sua vita adulta ad indagare l’insolito, i misteri, le menzogne e i complotti. I due hanno deciso di unire le forze e raccontare le più bizzarre, intriganti e pericolose teorie cospirazioniste in circolazione, dai classici dello sbarco lunare e dell’assassinio di Kennedy alle nuove entrate come QAnon, passando ovviamente dagli approfondimenti su alcuni argomenti di importantissima attualità, come i vaccini e il riscaldamento globale.

Complotti a Lucca Comics & Games 2021

complotti

Nel recentemente concluso Lucca Comics & Games 2021 Valentina e Massimo erano fra gli ospiti portati da Audible, e hanno presentato il progetto di fronte ad un pubblico decisamente folto. In particolare hanno cercato di delineare la principale finalità di queste piacevoli chiacchierate: non solo smontare le tante bufale che circolano sempre più capillarmente, impresa ardua se non impossibile, ma soprattutto presentare un convincente metodo di indagine per verificare se ciò che sentiamo raccontare è plausibile o meno e sensibilizzare il pubblico su quali sono i principali “trucchi” che chi mette in circolazione queste falsità usa per circuire i meno attenti. Da sempre Orgoglio Nerd cerca di fare la propria parte in questa lotta, che talvolta, è vero, ci appare donchisciottesca. Perciò non potevamo assolutamente mancare a questo evento, e ne abbiamo approfittato per rubare qualche momento a Valentina e Massimo per una stimolante conversazione avvenuta… su una comoda panchina al di fuori dell’Auditorium del Suffragio. Ecco cosa ci siamo detti!

Gabriele Bianchi (orgoglionerd): Ciao Valentina, ciao Massimo, e grazie per questa chiacchierata estemporanea!

Massimo Polidoro: Grazie a te!

G: Con orgoglionerd ci siamo sempre occupati di bufale e complotti, quindi molti degli argomenti che avete discusso durante l’incontro mi stimolano parecchio. Vorrei partire con una domanda forse un po’ fastidiosa: quanto pensate che sia utile quello che fate?

Valentina Petrini (ride): Assolutamente a niente, non ci facciamo illusioni!

G: Elaboro: anni fa, proprio qui a Lucca, era stato ospite Walter Quattrociocchi, autore di uno studio sulle echo chambers, che ha in qualche modo dimostrato che il debunking non funziona, perché si formano le tifoserie, si rimane nel proprio campo. Poi ci sono altri, come voi, come Paolo Attivissimo, come noi stessi, che invece crediamo che la divulgazione abbia qualche valore. Credo che quello che vi sto chiedendo è: qual è questo valore, se non facciamo cambiare idea alla gente?

V: Allora, io, umilmente, faccio quello che faccio prima di tutto per me stessa. Sono io la prima ad aver bisogno di capire, e sono io la prima ad aver bisogno di sentirmi soddisfatta e appagata dal lavoro che faccio. Poi è vero tutto quello che hai detto tu, l’abbiamo detto noi stessi nella presentazione: molti esperti spiegano come in realtà il debunking non abbia la forza per smentire la falsa notizia. È tutto vero. Però se io analizzo la situazione di due anni fa, ad esempio sui social, e la paragono con quella di oggi, qualche differenza l’ho notata. Ci sono post e video che due anni e mezzo fa hanno fatto 10 milioni di visualizzazioni che oggi hanno il logo “falso”. È un cambiamento piccolo? Ok, però è un cambiamento. Buttalo via! Magari fra qualche anno gli esperti aggiorneranno il loro punto di vista sul debunking e scopriremo che c’è stata un’evoluzione positiva e questo lavoro non è poi così buttato.

M: In realtà ci sono già molti altri studi oltre a quello di Walter, che riguardava più che altro la situazione sui social network. Quello che ci dicono in tanti, invece, è che conta molto il modo in cui lo fai. Non tanto il debunking in se, che è un termine che io non amo e non uso: io preferisco raccontare l’indagine e i suoi risultati. Non parto con l’idea di farti vedere che sono tutte bufale, anche se poi è chiaro che ci sono delle cose che è palese siano false, ed altre che vadano meglio comprese. Alla fine di questo viaggio condivido quello che ho trovato e che si può verificare. Lo vedo che nel mio piccolo mondo, non solo dei social ma anche dei molti contenuti che produco, che non sono di debunking: io ti racconto questa storia incredibile, che può essere Atlantide, i Templari, e questa è la storia fantasiosa che conosciamo tutti e che ci sembra molto accattivante; poi c’è quello che hanno scoperto gli studiosi, gli storici, gli archeologi, e vengono fuori questi elementi, che sono confermati e che smentiscono la storia fantasiosa. Se non emergono nuovi dati più solidi e convincenti che la supportano è una bella storia… Ma resta una storia. Il tentativo che io faccio, assieme a Valentina, è quello di condividere un metodo di mentalità scientifica, di farsi domande e di risalire alle prove effettive, non alle risposte che ti piacerebbe ricevere. In questo, il feedback che io ricevo è che tanti, avvicinati in questo modo, senza dire “tu sei uno stupido”, mi avvicinano dicendo “anch’io credevo queste cose, poi ho cambiato idea”.

G: Davvero? Perché l’altra riflessione che facevo è che il pubblico, ad esempio di un prodotto come il vostro, ma un po’ di tutte le vostre attività, tende a dividersi sempre di più in chi vi guarda per confermare cose che già sa, e chi invece per andare a sentire cosa dicono “quelli lì”.

V: Sì, questo sarà anche vero, però…insomma, io non sono una fact-checker, e anche a me non piace il termine debunking, perché ci sono dei professionisti che lo fanno meglio di me, io faccio un altro mestiere. Io sono una cronista, mi piace raccontare la realtà, e il mio obiettivo principale, e questo secondo me integra le competenze fra me e Massimo e anche i nostri punti di vista, è confrontarmi con un pubblico che non crede più in chi fa informazione, perché siamo tutti messi nel mare magnum dei burattini mossi dai poteri forti, che poi alla fine scrivono la notizia così come vuole il potere che servono. Quindi in realtà quello che mi muove è un interesse e una passione nei confronti del mio lavoro che ha come obbiettivo quello di provare a farlo prendendo molto seriamente questa critica degli spettatori, e quindi aprire anche una discussione anche all’interno della mia categoria su quali possono essere i linguaggi migliori per recuperare questa credibilità e la fiducia delle persone.

G: Ecco. Perché sembra esserci davvero una crisi nella fiducia del pubblico nei confronti dei ruoli più istituzionali.

V: È evidente, senz’altro.

G: Però contemporaneamente, e non so se è solo una mia impressione, c’è il giornalismo di professione, di giornali e televisione, che viene percepito come il giornalismo “vero”, “serio”, mentre ad internet manca ancora la maturità per guadagnarsi quel tipo di credibilità, anche perché è difficile distinguere. Una volta che dici “internet” puoi riferirti a tutto, dai social a siti più seri dove pubblicano persone affidabili. Quale può essere la strategia per rispondere a questa crisi di fiducia?

M: Guarda, posso dirti che si inizia a vedere un cambiamento: chi lavora in maniera seria e rigorosa emerge e inizia a funzionare bene. Mi vengono in mente Valigia Blu, Il Post, che sono esempi di quello che dovrebbe essere il lavoro giornalistico fatto conducendo inchieste… Che magari portano via un sacco di tempo per poter andare a fondo degli argomenti… E tanti sono disposti a pagare per sostenere iniziative come queste, perché è informazione che non è superficiale o sensazionalistica. C’è da sperare che questo modo di fare giornalismo prenda davvero piede.

V: Questo mi interessa dirtelo: uno dei motivi per cui manca il riconoscimento dell’autorevolezza su internet riguarda il riconoscimento economico e contrattuale. Cioè, la qualità, in qualsiasi ambito, si fa pagandola, finanziandola. Se passa il concetto che il contenuto su internet viene fatto gratuitamente a titolo personale questo un po’ depotenzia la forza di quel contenuto. Primo: è necessario riconoscere le professionalità ovunque esse producano contenuto. Secondo: sfatiamo un mito: non è che queste competenze in televisione o sui giornali vengano poi così pagate di più di quanto vengano riconosciute! Io sono una partita IVA, e su questo faccio una battaglia. C’è un enorme problema di riconoscimento delle professionalità in questo settore, che andrebbe affrontato in maniera seria: se tu vieni pagato 40 euro per fare un articolo quando va bene, è chiaro che all’inizio, con tutto l’entusiasmo della tua vita, ci metterai anche un mese, dopodiché, però, devi anche mangiare, quindi è chiaro che deciderai di affrontare argomenti semplici, che potranno essere trattati con quel tipo di compenso. Io credo che oggi al giornalismo serva una grande stagione di investimenti, serve tornare alla complessità, ma la complessità va finanziata.

G: Certo. Anche perché da una parte del pubblico c’è questa idea che se tu fai le cose per passione sei “puro”, se invece percepisci uno stipendio di qualche genere allora sei sospetto, bisogna vedere chi te lo da, questo stipendio.

V: Bravo! Mi dai l’occasione per dire anche una cosa: io faccio una battaglia contro editori, giornali, categorie, perché riconoscano le professionalità e le paghino, anche riconoscendo forme contrattuali diverse. Però un appello anche al pubblico: il contenuto va pagato! Non può passare il concetto che tutto debba essere fruibile gratuitamente. Si deve fare anche la propria parte perché la produzione di quel contenuto complesso possa vivere, sopravvivere e farsi spazio.

complotti

G: Vi faccio un’ultima domanda molto veloce: avete una bufala preferita?

V: Oddio!

M: Una teoria del complotto che continua ad appassionarmi nonostante me ne occupo da più di vent’anni è quella dell’assassinio del Presidente Kennedy, perché è piena di spunti, di esempi, su come nascono, come crescono, quanto è facile crederci… Da questo punto di vista è quella che più mi ha impegnato, e che tuttora mi impegna. Una bufala divertente, o perlomeno più leggera, che mi piace molto è quella di Paul McCartney. È molto divertente perché è divertente andare a cercare gli indizi nei testi, nelle canzoni…è un gioco che continua a crescere.

G: Anche perché volendoli trovare…

M: …si trovano, esatto! Valentina? La tua?

V: Allora! Se preferita nel senso che mi appassiona per dedicarmici, anche quasi come attivista, io dico sempre i cambiamenti climatici. È un argomento molto vasto, io poi vengo da una città, Taranto, che è sede di battaglia fra le polarizzazioni nel tema del rapporto fra l’inquinamento e la salute, che è un tema che io considero molto poco riconosciuto, non solo a Taranto ma in generale. Ormai tutti gli studi ci dicono che noi viviamo una vera e propria pandemia di morti per inquinamento, tant’è che l’Organizzazione Mondiale della Sanità a settembre ha ulteriormente rivisto i limiti massimi di polveri che i nostri organismi potrebbero tollerare… Nell’indifferenza dei governi, che invece continuano ad andare per la loro strada. Questo mi appassiona come militanza. Quella invece odio di più, degli ultimi periodi, ma credo che anche Massimo sia d’accordo… Cioè, come si fa ad arrivare a negare che dentro i carri che trasportavano le bare di Bergamo ci fossero i nostri compianti? La considero un’infamata, e mi fa incazzare, e allora su quello non c’è neanche da discutere o da perdere tempo con le persone che ci cascano!

G: Valentina e Massimo, grazie della compagnia su questa comoda panchina lucchese. Ci sarà una nuova stagione di Complotti?

V: Mistero! Complotto!

M: Se ci sarà, è un complotto… Se non ci sarà, è un altro complotto!

Gabriele Bianchi

Lettore, giocatore, conoscitore di cose. Storico di formazione, insegnante di professione, divulgatore per indole. Cercatelo in fiera: è quello con la cravatta.

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