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Buon compleanno, Mr. Eisner!

Doveva essere il 6 marzo, ma ho toppato. E non ci sono scuse: il compleanno di Will Eisner è sempre stato quello. E che quest’anno sarebbe ricorso il decennale della scomparsa lo sapevo dal 3 gennaio 2005, quando Denis Kitchen mi scrisse che Eisner non c'era più (e quasi sicuramente ho conservato la mail, ma non andrò a controllare).
Per questo, per gli estimatori di un autore unico nella storia del fumetto, da qualche anno la settimana del 6 marzo è la Will Eisner Week.
Che poi è il motivo per cui ho toppato: sono andato in giro per mari e monti a dire a tutti che è la Will Eisner Week senza prima mandare il pezzo a Orgoglio Nerd.
Ho conosciuto personalmente Will Eisner nel 1997, quando ho cominciato a pubblicare in Italia la maggior parte dei suoi libri. Ma molti anni prima, nel 1980, io ero un giovin pischello e lui era ospite di una manifestazione a Prato. Ed ero rimasto a guardarlo da lontano, non sapendo bene cosa dire a quel signore che era già un monumento e di cui, da lì a pochi mesi (ancora non sapevamo quanto in là fosse già arrivato), in Italia sarebbe apparso a puntate un libro pubblicato neanche due anni prima, intitolato Contratto con Dio.
Nel 1987, a Londra, ero sbigottito insieme a lui (nel senso che ci trovavamo nella stessa sala) al passaggio di alcuni improbabili cosplayer (nome che allora non esisteva), presso la storica convention britannica UK.A.C. Anche lì, restai a debita distanza: cosa si può dire a una leggenda vivente (termine un po’ ridicolo fuori dal contesto di un albo a fumetti, ma che negli USA piace assai)?
Oggi provo un imbarazzo simile: cosa posso aggiungere a quanto è stato già detto e a quanto io stesso ho scritto in altre occasioni? Quasi sicuramente nulla, sed repetita juvant.
Will Eisner è il creatore di The Spirit, una delle serie più innovative nella storia del fumetto, ancora oggi di una modernità sconcertante e, soprattutto, bellissima: è continuamente ristampata, non per la sua importanza storica (quasi tutti i fumetti storicamente fondamentali sono tali perché hanno fatto il loro tempo e non potrebbero mai uscire oggi) ma perché è bella da leggere. Auto e abiti in stile anni Quaranta/Cinquanta sono l’unica cosa che data (meglio: colloca nel tempo) le funamboliche soluzioni grafiche e narrative di Eisner, a partire dalla “splash page”, l’innovativa pagina di apertura di tutte le storie, marchio di fabbrica della serie.
Soprattutto, con The Spirit Eisner comincia a formulare la sua aspirazione più ambiziosa: produrre “narrativa a fumetti”, una forma di intrattenimento in grado di raggiungere un pubblico adulto e con maggiori esigenze di qualità, superando il limite e i pregiudizi storicamente imposti dalla denominazione stessa di “comics”.
Centrerà in pieno l’obiettivo quasi 30 anni dopo la chiusura della serie, con i romanzi a fumetti che considerò sempre il suo maggior contributo alla maturazione del linguaggio.
Il primo fu il già citato Contratto con Dio (1978), che inaugurò una nuova fase artistica e un lungo periodo di creatività e produttività intensissime: un elenco alquanto parziale comprende titoli come Vita su un altro pianeta, La forza della Vita, Il Sognatore, Il Palazzo, New York: The Big City, Verso la tempesta, Dropsie Avenue, Affari di famiglia, Racconti di Guerra, Piccoli miracoli, Fagin l’ebreo, Il complotto (uscito postumo nel 2005).
Sono storie forti e di impianto realistico, ambientate nel Bronx della Grande Depressione – luogo e tempo della formazione di Eisner, classe 1917 – e spesso, per la precisione, nel fatidico caseggiato posto al numero 55 di Dropsie Avenue. Sono anche storie molto personali, in cui drammi, tragedie, elementi umoristici e persino erotici confluiscono nel calderone multietnico della New York dell’epoca.
Un corpus imponente di titoli di qualità assoluta, spesso veri e propri capolavori, che individuano chiaramente un autore, una voce e una poetica percorsa da temi e motivi ricorrenti.
La riscoperta delle radici ebraiche; l’uso della memoria come strumento di auto analisi; l’intrecciarsi corale delle vicende umane e in particolare delle famiglie; il respiro della Storia; la malinconica consapevolezza del trascorrere del tempo. E soprattutto la sgomenta curiosità per la “biologia del pregiudizio” espressa dall’antisemitismo, a cui negli ultimi anni un Eisner sempre più engagé dedicherà tutte le sue energie (esemplare a questo proposito l’analisi e per certi versi il “disinnesco” dei meccanismi di propagazione di intolleranza e discriminazione attraverso l’uso di stereotipi che Eisner svolge in Fagin).
Dovremmo anche ricordare l’attività didattica di Eisner, docente per anni presso la storica School of Visual Arts di New York, che ha prodotto tre importanti manuali, due dei quali raccolti in Italia in L’arte del fumetto (mentre l’incompleto Expressive Anatomy for Comics and Narrative è inedito), dove analizza ed espone dal punto di vista dell’autore di fumetti quisquilie come lo scorrere le tempo; la relazione tra la disposizione in sequenza delle immagini e il contenuto narrativo della storia; il rapporto tra lettore e autore; l’utilizzo di stereotipi grafici, narrativi e culturali, intesi come convenzioni riconosciute a cui ricorrere per esemplificare personaggi, luoghi, situazioni.
Ma questo è solo un breve post celebrativo che esce in ritardo, e non può ambire alla completezza: nell’arco di una carriera di quasi 70 anni, Will Eisner ha dato contributi fondamentali a ogni possibile aspetto della narrativa a fumetti, sia come disciplina artistica che come settore editoriale. È stato di volta in volta sceneggiatore, disegnatore, colorista, redattore, editore, insegnante, saggista, nonché un conferenziere brillante e richiestissimo, ospite delle più prestigiose manifestazioni e convention mondiali.
Poi, stupitevi voi che sia considerato uno dei più grandi autori di tutti i tempi.
Will Eisner ha smesso di fare fumetti dieci anni fa ma non c’è altro motivo per scriverne al passato.

Testi di Andrea Plazzi

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