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Apriamo il dominio Google.com

15 Settembre, esattamente oggi: spostiamoci nel 1997. Larry Page e Sergey Brin della Stanford University registrano il dominio google.com  per spostarvi il motore di ricerca sviluppato col sistema PageRank. 4 Settembre dell'anno dopo: forti di un contributo di centomila dollari dal co-fondatore della Sun Microsystems, i due studenti fondano Google come società. Il resto è storia, per usare uno di quei luoghi comuni che a volte si rivelano necessari.

Queste date ci fanno venire voglia di parlare di Google. Certo, c'è un problema: parlarne in questo momento offrirebbe miriadi di spunti, da analisi tecniche e approfondite a ripercorrere cosa comporta adesso il dominio di Mountain View e riscrivere del motore di ricerca più usato, uno dei due sistemi operativi da cellulare dominanti, Gmail, Chrome eccetera eccetera, quindi c'è da circoscrivere un po'. Dei doodle vi abbiamo parlato: continueremo a farlo ogniqualvolta qualcuno ci farà sbrilluccicare gli occhi, siatene certi. Pure le dieci curiosità poco conosciute le potrebbero sapere tutti, oramai. 

E allora di cosa potrebbe scrivere una finestra Nerd? Per esempio di qualcosa che qua non ha ancora avuto molto spazio: Google+, l'impronta di Page&Brin nel mondo dei social network dopo l'insuccesso di Google Wave. Qualcosa che il vostro redattore conosce abbastanza bene, avendolo ormai eletto a suo social network principale. Per un po' ho pensato di lanciare un confronto col nostro Gabriele di cui forse ricorderete il gran rifiuto, ma le guerre a base di "il mio social è meglio del non-tuo" non sono mai così divertenti. Certo, magari un giorno gli regalerò un bigliettino con disegnato un cappello Noogler e la scritta "unisciti al club/clan/collettivo Borg", ma è un'altra storia.
(Ulteriore storia è che il cappellino sia per tradizione riservato ai neo-dipendenti dell'azienda: è bello farsi illusioni.)
Comunque, cosa c'è d'interessante per un redattore snob in Google+? Per esempio le famose cerchie, che permettono di potere mandare un messaggio solo a parte dei propri contatti e quindi di avere una platea da selezionare per ogni singola esternazione.  Quindi potere sparlare d'altri, sì (occhio alle condivisioni!) ma specialmente avere la possibilità di mandare discorsi sul cibo solo agli amici che sai avere la passione per la cucina. Questo porta per esempio ad arginare l'effetto pioggia di meteore dei post altrui, e ad avere più sotto controllo i messaggi che ci possono interessare. Quando abbiamo meno frenesia di rispondere, poi, possiamo dedicare più tempo alla risposta, farla meno fulminea e stringata, più esauriente. Magari fare finalmente attenzione alla punteggiatura, ma questa è una battaglia personale del presente redattore.
Inoltre, la struttura piuttosto minimale e concentrata sul testo dei messaggi non sottovalutiamola. Certo, è l'esperienza personale e non necessariamente una regola irrinunciabile: ma quello che sembra davvero è che il portale sociale di Mountain View favorisca un ritmo più rilassato e un respiro dei discorsi più ampio, un po' più vicino alla struttura da forum. E per uno a cui piace molto usare un social network per parlare di qualcosa oltre che scambiarsi "come stai?" "oggi è un giorno di m****", varie ed eventuali… insomma, è un fattore da non sottovalutare.
Parliamo degli hangout poi. Insomma, del sistema di videochat legato a G+. A parte che si stanno rivelando il principale mezzo perché il sottoscritto possa giocare di ruolo con un sacco di amici, ma possiamo contarlo come altra storia.  Oltre che per la possibilità di connettere fino a dieci persone gratuitamente ed aprire applicazioni integrate come Youtube o i documenti, il mezzo ha già portato ad esperimenti molto interessanti. Per esempio Geek and Sundry, la compagnia di produzione di cui vi abbiamo già parlato a riguardo di TableTop, sta già sfruttando il mezzo per programmi come The Story Board: ovvero come prendere un po' di scrittori, guidati dal bestseller Pat Rothfuss, e farli chattare fra loro parlando di trucchi del mestiere. Ecco qui l'esordio.
In conclusione potremmo trarre questo: si è cominciato a parlare di Google, e si è finito per parlare di un ambito circoscritto e di esperienza personale. Però, umile opinione, un'esperienza concreta può essere utile a dare una chiave di lettura di un argomento così esteso come il segno lasciato da Mountain View finora. Ciascuno potrà avere la sua esperienza, o magari la sua totale estraneità.
Quindi un sobrio buon compleanno glielo auguriamo lo stesso, al nostro motore-di-ricerca-più-tanta-altra-roba. Per quanto sobrio possa essere contornato da cappelli con le eliche. 
E nel mentre vi segnaliamo anche la nostra pagina su G+, che ha bisogno di tanto amore. Cedete al lato rosso della Forza.

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