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Anomalisa: più umano dell’umano

Viviamo in un mondo ingiusto, questo lo sappiamo, ma dopo questi Oscar, dove Anomalisa non vincerà un piffero, avremo la certezza che questo è un mondo ingiusto.
Charlie Kaufman torna a punzecchiare il nostro cervello con un teaser per bestiame con questa pellicola che riesce a trascendere l'umano: Anomalisa ci ha colpito. Cosa significa essere umani? Nessun film prova a rispondere con così tanto impegno a questa domanda quanto Anomalisa, e lo fa senza minimamente tirare in ballo nessun appartenente alla razza.
Anomalisa è uno di quei film che vengono odiati, detestati e seppelliti nel profondo dell'animo da chi non lo apprezza, ma chi, come noi, ne è rimasto affascinato non potrà mai più dimenticarli.
Anomalisa parte dal presupposto che tutti ci sentiamo unici, quante volte, magari in un centro commerciale affollato, avete pensato qualcosa tipo : "quante formiche, quante pecore"
Ci siamo fermati e ci siamo sentiti per un attimo migliori, unici, senza accorgerci che anche noi eravamo nel gregge e magari, qualcun altro sopra di noi, stava guardando nella vostra direzione pensando esattamente la stessa cosa.
Beh, ci sono umani, magari qualcuno su un miliardo, che questa cosa possono pensarla con giustificazione, magari non lo sapranno mai, magari non lo faranno per umiltà, magari leggendo queste parole state pensando "quell'uno sono io" beh, forse, non potremmo mai saperlo.
Ma alcune persone degne di ciò ci sono ed è a loro che è dedicato questo film, in realtà, per essere più precisi, è dedicato a tutti quelli che pensano più spesso degli altri cose del genere, a ragione o no, non ha importanza.
Anomalisa mostra al mondo qualcosa che solo una persona "brillante" può comprendere a pieno: la solitudine.
Il peso caustico della solitudine anche in mezzo a una folla gremita, la monotonia del gregge, di decine, centinaia, migliaia di persone che ti dicono la stessa cosa, nello stesso modo, pensando ciascuna di essere originale.
Anomalisa fa questo, lo fa con precisione e senza pietà, e verrà amato da pochi, forse compreso da tutti (ogni umano è abbastanza egocentrico da pensare qualcosa di simile almeno una volta o l'altra), ma solo una manciata di individui al mondo potrà comprenderne a pieno la shakespeariana tragedia, l'intimo sconforto della banalità degli altri. Che non pesa sul singolo, ma pesa su chi è brillante.
Non fraintendeteci: tutti ci siamo sentiti soli una volta o l'altra, tutti ci siamo stancati degli altri una volta o l'altra, il punto portato alla luce da Anomalisa, dal capolavoro in stop motion di Kaufman, è quando la mediocrità degli altri è una trappola per te, costantemente, senza eccezioni, senza scampo. Qualcosa di più che accorgersi e lamentarsi che sui social sono tutti superficiali, qualcosa di più che scrivere "ho perso fiducia nell'umanità".
Anomalisa mette a nudo qualcosa che pochi hanno mai esplorato, come quando alcune volte, nonostante i suoi sforzi, una persona dotata non riesce
a rapportarsi con gli altri, umani più comuni e magari più felici. Non serve fare parte di un gruppo di esaltati egocentrici per capire e apprezzare la pellicola, ma se lo siete nel senso più intimo, con tutto il bene e il male che questo comporta, allora verrete toccati nel profondo.
Anomalisa non avrà mai il risalto che merita, ma forse è il destino di chi ha qualcosa da dire. 
Andate a vederlo.

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