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Agent Carter: la sfaccettatura che stiamo perdendo

Possono piacere o meno, ma i film del MCU (Marvel Cinematic Universe) incentrati su Captain America hanno uno stile diverso rispetto agli altri. Ciò si può imputare un po’ alla sceneggiatura meno comica, alla trama più elaborata a discapito dell’azione, al setting storico del primo film, insomma un insieme di elementi che li rendono un tassello importante per avere un po’ di varietà all’interno del MCU, e riuscire a piacere a tipi diversi di spettatori.
Un ragionamento simile, vedremo più avanti perché, si può sicuramente applicare ad Agent Carter, la serie TV spin-off che vede come protagonista Peggy Carter, l’agente speciale che aveva avuto un flirt con Steve Rogers durante Captain America: The First Avenger. Peggy lavora per la Strategic Scientific Reserve, un’agenzia segretissima dedicata a sconfiggere le minacce alla sicurezza mondiale durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Proprio il suo impegno nel combattere l’Hydra l’aveva infatti portata a collaborare con Steve Rogers, e a servire valorosamente la nazione sul campo durante tutta la WWII.
Tuttavia, all’inizio della prima stagione di Agent Carter, la guerra è finita, e il lavoro di Peggy nella SSR è stato…ridimensionato. 
Relegata, soltanto perché unica donna, a fare il caffè e ordinare il pranzo per un gruppo di agenti meno qualificati di lei, che la disprezzano e non considerano le sue proposte, Peggy si trova costretta a portare avanti di nascosto le sue indagini autonome, per cercare di risolvere i problemi quando i suoi colleghi non ne sono in grado. Al suo fianco Edwin Jarvis, il maggiordomo di Howard Stark, il quale entra nella vita di Peggy proprio per cercare di scagionare il suo datore di lavoro da accuse assurde. Fra i due nasce un’amicizia profonda e molto ben caratterizzata.  
La serie è ambientata quindi fra gli anni ’40 e ’50, un periodo storico difficile per un’agente segreto donna, e molta della critica sociale sotto forma di comicità ruota attorno a questo, toccando temi incredibilmente sempre attuali. Ma l’agente Carter non è un personaggio femminile piatto del tipo “sono forte, sono meglio degli uomini e li ripudio”, anzi viene più volte coinvolta in relazioni sentimentali, e collabora con quegli uomini che la rispettano e comprendono il suo valore come agente. Anche lo sviluppo degli eventi, nonostante questa grossa componente femminista che può essere letta durante tutta la serie, rimane fedele al periodo storico.
Un altro punto molto a favore di Agent Carter è la complessità dei villain e dei personaggi in generale. Quando credi di aver capito che tipo è qualcuno, si rivela sempre essere qualcosa in più, mostrando una nuova sfaccettatura. La scienziata pazza malvagia e senza cuore, rivela alla fine un inaspettato lato romantico; mentre il personaggio che sembrava la rettitudine morale personificata, si scopre essere egoista quando la sua vita è  in pericolo. Insomma, quello che poteva risultare un teatrino di stereotipi anni ’50 si è rivelato un complesso gioco di personaggi a tutto tondo. 
In generale la serie ha un tono leggero, comico a tratti, e parecchio fantascientifico, più di quanto ci si potrebbe aspettare a prima vista, soprattutto nella seconda stagione. L’uscita di quest’ultima, per questo ed altri motivi, ha causato un po’ di scompiglio fra i fan, a causa di un cambio abbastanza drastico di stile, della nascita di un paio di relazioni sentimentali un po’ improvvisate, e qualche altro aspetto che è stato considerato “fuori dal personaggio” da parte di Peggy Carter. 
Agent Carter è sicuramente una nota diversa rispetto agli Avengers, agli Iron Man o ai Guardiani della Galassia a cui siamo abituati, mentre probabilmente troverebbe un responso più positivo da chi ha apprezzato Captain America (e Thor, magari). Non ci sono grandi battaglie e combattimenti epici, le scene d’azione sono soprattutto corpo a corpo, anche se nella seconda stagione la fantascienza spinta dà qualche soddisfazione in più da questo punto di vista. Compensa una trama abbastanza ben costruita, abitata da personaggi che, secondo noi, sono la vera forza della serie. 
Le avventure di Peggy non sono state rinnovate per una terza stagione, e secondo noi questa è una grossa perdita. Oltre ad essere una serie TV di qualità, contribuiva a mantenere una varietà nel MCU, proprio come i Captain America. Magari non è nelle corde di molti fan, e sarebbe destinata ad avere poca audience, ma un progetto di portata gigantesca come quello del MCU potrebbe solo guadagnare dalla diversificazione delle sue componenti. Speriamo in un suo ritorno, magari grazie a Netfix, e voi?

Giada Rossi

Laureata in Astronomia, aspirante Astrofisica. Curiosa di natura. Scrivo soprattutto di scienza, ma preferisco parlare di cani buffi.

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Commenti

  1. Ma per piacere,da Marvel zombie dico chiaramente che questa serie è UNA CAGATA PAZZESCA (cit. Ugo Fantozzi,ragioniere)
    La serie è una spy story fatta malissimo,pesante e noiosa,dove tutti gli uomini,TUTTI,sono o dei bastardi o dei pasticcioni,e dove solo la Carter salva il mondo,in più non aggiunge davvero NIENTE al MCU,fa vedere solo Peggy che combatte contro degli scienziati pazzi.
    La serie poteva essere gestita mooolto meglio:quello a cui praticamente tutti erano interessati era vedere la trasformazione della Strategic Scientific Reserve nello Shield,non la Carter che gioca a fare Miss Marple.
    Gli spunti nel MCU e nell’universo fumettistico non mancavano,potevano ambientare ogni stagione in un decennio diverso per vedere come si sviluppava lo Shield(e le trame nascoste dell’Hydra),potevano inserirci gli eroi della Golden Age,potevano inserire il Cap pazzo dei 50,potevano far vedere l’addestramento da recluta di un giovane Nick Fury ancora con entrambi gli occhi.
    Questa serie poteva essere il punto d’incontro tra Captain America the First Avenger e Iron Man 1…e invece hanno fatto giocare la Carter alla piccola detective femminista.

  2. “Tutti gli uomini, TUTTI, sono o dei bastardi o dei pasticcioni”.Partiamo dal fatto che non è vero, e che dovresti rivedere la storia per notare quale fosse la condizione delle donne in quegli anni, se invertissi questa frase otterresti la situazione delle donne in “Daredevil”, un po’ meno nella seconda stagione.Eppure, se uno esponeva queste lamentele nei confronti di quella serie, veniva subito accusato di nitpicking.

  3. Era una serie con una donna forte come protagonista che non insistesse per metterne in risalto il lato fragile, ha inserito tranquillamente la discriminazione prima basata sul genere poi sull’etnia nei temi (due cose che oggi negli USA si tende a fingere che non esistano) e aveva dei rapporti tra personaggi stupendi, e IMD la valutava solo dello 0,1% inferiore a “Daredevil” (quindi, prima che uscisse, il sito la considerava effettivamente il miglior prodotto del MCU), credo che nonostante questo abbia avuto un’audience così basso dovrebbe farci porre qualche domanda, nel frattempo io spero in Netflix.

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