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12 incipit di romanzi che ci hanno conquistati

Come ogni lista anche quella che segue è assolutamente arbitraria. Tuttavia, gli elenchi sono sempre piacevoli, dal momento che assecondano la nostra naturale predisposizione alla catalogazione e sono rassicuranti. Mettono ordine in un mondo in disordine. Se, come dice Kimmy Schmidt, è possibile affrontare qualsiasi cosa dieci secondi alla volta, allora è possibile affrontare il vasto e terrificante mondo che ci circonda lista dopo lista. 
L’inizio di un libro è una questione delicata. Deve catturare da subito l’attenzione del lettore e incoraggiarlo a proseguire. L’inizio e la fine di un testo, insomma, sono una cosa seria. E sono diventati anche oggetto di culto
Negli ultimi anni sono fioriti numerosi libri e siti internet che raccolgono quelli che vengono considerati i migliori inizi della letteratura. Ci sono persino manuali che promettono la magica ricetta per un ottimo incipit. Per aspiranti scrittori, una buona prima frase può significare la fortuna o meno della loro opera o comunque la prima linea di difesa dallo scetticismo di agenti e editori. 
Il fatto è che gli incipit e le conclusioni di un testo sono oggetti letterari interessanti, con il valore aggiunto di sembrare colti se se ne parla, senza dover necessariamente aver letto il libro in questione (del resto, chi vi assicura che noi abbiamo letto i libri che elencheremo?).
Nella nostra lista non ci sono i primi versi di grandi poemi: niente Dante, Ariosto o Tasso. Nessuna selva oscura in cui smarrirsi, niente donne, cavallier, arme e amori. Nessuna ira funesta e infiniti lutti. 
Sono i dieci inizi per noi più belli di romanzi contemporanei, diciamo dall’Ottocento ai giorni nostri. In ordine sparso. 
Che ci hanno catturato da subito o che ci sono rimasti impressi. E che magari, di tanto in tanto, non ci dispiace citare anche senza una ragione manifesta. 
Ardua impresa, non c’è che dire. Fateci sapere cosa ne pensate e, ovviamente, quali sono i vostri incipit preferiti.
{Cose preziose, Stephen King} "Sei già stato qui" in corpo 20 su un foglio bianco.
È l’inizio di Cose preziose ed è, fra gli incipit dei suoi romanzi, quello che Stephen King stesso preferisce.
Certo non è facile scegliere nella abbondante produzione del Re. Che dire di: "Le cose più importanti sono le più difficili da dire" del racconto Il corpo contenuto nella raccolta Stagioni diverse e da cui è stato tratto Stand by Me – Ricordo di un’estate di Rob Reiner? Oppure l’inizio della saga de La Torre Nera: "L’uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì".
O ancora It: "Il terrore che sarebbe durato per ventotto anni, ma forse di più, ebbe inizio, per quel che mi è dato di sapere e narrare, con una barchetta di carta di giornale che scendeva lungo un marciapiede in un rivolo gonfio di pioggia".
E Le notti di Salem: "Pensavano quasi tutti che l’uomo e il ragazzo fossero padre e figlio".
{Fahrenheit 451, Ray Bradbury} "Era una gioia appiccare il fuoco". 
Inizia così uno dei capolavori della fantascienza. Semplice, violento, immediato.
{Il giovane Holden, J.D. Salinger} "Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne".
Il romanzo di Salinger, il cui titolo originale, The Catcher in the Rye, sarebbe letteralmente “Il cacciatore (o prenditore) nella segale” e viene spiegato nel corso del romanzo, è diventato un bestseller internazionale e un manifesto generazionale. Ispirando film, libri e altro ancora. Non è difficile identificarsi nel protagonista adolescente Holden Caufield e nei suoi vagabondaggi, nella sua noia e nella sua inquietudine. Quanti, ancora oggi, si chiedono che fine fanno le anatre di Central Park in inverno? Anche la conclusione del romanzo è diventata ormai iconica: "Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti".
{Il grande Gatsby, Francis Scott Fitgerald} "Negli anni più vulnerabili della mia giovinezza, mio padre mi diede un consiglio che non mi è mai più uscito di mente. “Quando ti vien voglia di criticare qualcuno” mi disse “ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu”".
Uno degli incipit più belli di uno dei romanzi più grandi del Novecento. La prosa sublime di Fitzgerald racconta con malinconica seduzione una tragica e tormentata storia d’amore, fra il luccicare di lustrini, feste lussuose, sfrenate corse in macchina. Fra solitudine, indifferenza, peccato e la disperata ricerca di affetti autentici. 
{Lo Hobbit o la Riconquista del Tesoro, J.R.R. Tolkien} "In una caverna sotto terra viveva uno hobbit. Non era una caverna brutta, sporca, umida, piena di resti di vermi e di trasudo fetido, e neanche una caverna arida, spoglia, sabbiosa, con dentro niente per sedersi o da mangiare: era una caverna hobbit, cioè comodissima."
Quando Lo Hobbit venne pubblicato nel 1937 venne presentato come una fiaba per bambini, sull’onda del successo di opere come Alice nel Paese delle Meraviglie o Il vento nei salici. Per la prima volta, faceva la sua comparsa una creatura fantastica del tutto originale, fra orchi, nani, elfi e altre razze altrimenti ben note: quella dello hobbit. Per la prima apparizione di questa creatura, straordinaria eppure assolutamente comune e insignificante, Tolkien gli affiancò tredici Nani ai quali vennero dati nomi presi dall’Edda in prosa di Snorri Sturluson. Il successo del romanzo fu rapido e inaspettato, e lo scrittore si mise quasi subito a lavorare a un seguito che sarebbe poi cresciuto a dismisura nelle sue mani, assumendo toni molto più cupi e che sarebbe diventato Il Signore degli Anelli. Pochi autori possono vantare la stessa influenza che Tolkien ebbe e che continua ad avere, nonostante l’avversione di una buona parte della critica. Il suo lavoro ha, come è noto, ispirato numerosi autori, cineasti, artisti e musicisti. Ma anche movimenti, come quello ambientalista e psichedelico, e sottoculture, come quella dei flower power.
{Harry Potter e la Pietra Filosofale, J.K. Rowling} "Il signore e la signora Dursley, di Privet Drive numero 4, erano orgogliosi di poter affermare che erano perfettamente normali, e grazie tante. Erano le ultime persone al mondo da cui aspettarsi che avessero a che fare con cose strane o misteriose, perché sciocchezze del genere proprio non le approvavano."
Il primo libro della fortunatissima saga della scrittrice britannica J.K Rowling inizia con una descrizione di una normalissima e noiosa famiglia inglese, dove cresce il mago con gli occhiali rotondi e la cicatrice a forma di saetta che ormai tutti conoscono e che di normale ha ben poco. 
{Anna Karenina, Lev Tolstoj} "Tutte le famiglie felici sono simili fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo."
Probabilmente uno degli incipit più noti di sempre di uno dei maggiori romanzi mai scritti. Una acuta e complessa indagine psicologica. Uno dei più grandi personaggi femminili della letteratura di tutti i tempi.
{Lolita, Vladimir Nabokov} "Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta." 
Inizia così uno dei più controversi e migliori romanzi del Novecento, il capolavoro di Nabokov che racconta la morbosa e ossessiva relazione amorosa fra Humbert Humbert e la dodicenne Dolores. La narrazione estremamente sofisticata e elegante in prima persona contribuisce all’ambiguità del romanzo e dei suoi personaggi.
{Moby Dick, Herman Melville} "Chiamatemi Ismaele". 
Quando il romanzo di Melville apparve per la prima volta nel 1851 ebbe accoglienza a dir poco tiepida e l’autore morì in ristrettezze economiche nel 1891. Solo molti anni dopo, intorno agli Anni Venti del Novecento, l’opera venne riscoperta e riconosciuta per quello che era realmente: un complesso romanzo allegorico, uno dei più grandi capolavori della letteratura americana e una delle opere fondamentali della letteratura mondiale che rese Herman Melville uno dei protagonisti del cosiddetto Rinascimento Americano. Già dalla primissima frase, l’opera si presenta complessa e passibile di numerose interpretazioni. Del narratore, Ismaele, si sa poco, persino il nome non è sicuro e l’origine biblica indica la sua natura di vagabondo e di esule.
{Guida galattica per gli autostoppisti, Douglas Adams} "Lontano, nei dimenticati spazi non segnati delle carte geografiche dell’estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo".
Questo l’inizio del primo capitolo della saga fantascientifico-umoristica di Douglas Adams, scritta a partire dal 1979 e basata sull’omonima serie radiofonica ideata da Adams stesso. La trilogia in cinque parti ha raccolto nel tempo un vasto stuolo di cultori e appassionati, anche se il primo libro è quello che ha ottenuto maggior successo. Ne sono derivate una serie TV, un film e un sesto capitolo scritto da Eoin Colfer. Il 25 maggio i fan di tutto il mondo celebrano il Towel Day, portando con sé un asciugamano come descritto nella Guida. Alcuni elementi della saga, come la risposta alla domanda sulla vita, l’universo e tutto quanto, l’asciugamano, il saluto “Addio, e grazie per tutto il pesce” o ancora il monito “Niente panico” sono ormai entrati nell’immaginario collettivo.
{La breve favolosa vita di Oscar Wao, Junot Diaz} "Dicono che sia venuto dall’Africa, racchiuso nelle grida degli schiavi; che fosse l’anatema finale degli indiani Taino, pronunciato mentre un mondo moriva e un altro nasceva; o che fosse un demone, penetrato nella Creazione attraverso la porta dell’incubo dischiusa alle Antille".
Il romanzo premio Pulitzer per la narrativa nel 2008 racconta la storia comico-tragica del goffo e obeso Oscar, nerd appassionato di romanzi fantasy, fantascienza e giochi di ruolo. Figlio di esuli della Repubblica Dominicana, fuggiti alla terribile e sanguinosa dittatura di Trujillo, Oscar sogna l’amore e sepolta dentro di sé troverà la forza necessaria per diventare egli stesso un eroe, come quelli delle storie che ama tanto.
{Dio di illusioni, Donna Tartt} "La neve sulle montagne si stava sciogliendo e Bunny era già morto da molte settimane prima che arrivassimo a comprendere la gravità della nostra situazione".
Dio di illusioni, pubblicato nel 1992, è il romanzo d’esordio della Tartt che con esso rivelò al mondo il suo enorme talento. La prosa superba della scrittrice racconta le vicende di un gruppo di giovani ragazzi in un piccolo e prestigioso college del Vermont, fra studi, morbose relazioni, droghe, alcol e violenza. 
Da allora, tutt’altro che prolifica, ha pubblicato solo altri due romanzi. L’ultimo, Il cardellino, ha vinto il premio Pulitzer per la narrativa nel 2014.

Leonardo Milesi

Laureato in Filologia moderna, avido lettore e appassionato di cinema, sogna una biblioteca sterminata. Nel tempo libero, se non sta leggendo, guardando film o serie TV, allora molto probabilmente sta facendo altro.

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Commenti

  1. Mi permetto un’aggiunta: “Gregor Samsa, destandosi un mattino da sogni agitati, si trovò trasformato nel suo letto in un enorme insetto immondo.” incipit di “La metamorfosi” di Franz Kafka.
    Io l’ho adorato 😀

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