Nel XV secolo, lo shôgunato aveva perduto ogni capacità di controllare il Paese e tutti i feudi si erano resi indipendenti formando una propria amministrazione ed un proprio esercito. In quel periodo senza un’effettiva autorità centrale il Giappone conobbe uno dei momenti più drammatici e violenti della sua storia che prese il nome di epoca Sengoku, l'epoca dei Paesi combattenti.
È in quest'ambientazione storica piena di guerre, rivolte, governatori e signori feudali senza scrupoli che si svolgono le avventure di Kagemaru, un misterioso ninja che grazie alle sue tecniche aiuta e guida i personaggi della storia verso il loro obiettivo, la libertà.
Hazard Edizioni, la casa editrice milanese che si è fatta conoscere in Italia per il suo coraggio editoriale non si smentisce e pubblica uno dei grandi classici del fumetto giapponese: Kagemaru Den, La leggenda di un ninja di Sanpei Shirato.
L'operazione editoriale è tanto coraggiosa quanto inedita in Italia, sia per l'originalità dell'opera sia per il particolare formato: ben quattro volumi di oltre ottocento pagine ciascuno!
La mole dell'opera è veramente impressionate per noi lettori italiani abituati a volumi che al massimo arrivano ad un paio di centinaia di pagine. Lo stile grafico è indubbiamente retrò, non potrebbe essere altrimenti, l'opera in questione è stata infatti disegnata tra il '59 e il '62. Ma non per questo trama e personaggi ne risentono, anzi, la dinamicità e la potenza del tratto, le inquadrature, la caratterizzazione dei personaggi e la stessa storia reggono tuttora il passo con manga ben più recenti.
Le caratteristiche che accomunano tutte le tavole di Kagemaru Den, e in genere tutte le opere di Shirato, sono l'attenzione con cui viene dipinta la natura e il tratto violento con cui viene usata la china, pochi tratti pesanti e spessi che ricordano le calligrafie nipponiche e si adattano perfettamente con i toni crudi e violenti delle storia.
Già, non dobbiamo dimenticare che per gli standard del tempo, Kagemaru Den, sia per le tematiche sia per la violenza che viene esplicitamente raccontata e disegnata, è da considerarsi un manga per adulti. Nasceva infatti proprio con questo scopo: era il periodo in cui i bambini degli anni '50, cresciuti a manga appunto “per bambini”, chiedevano qualcosa in più.
Questo qualcosa di più prese in nome di "gekiga" termine (che significa letteralmente "immagini drammatiche") coniato da Yoshihiro Tatsumi che pubblicò le prime opere "gekiga" nel 1957. Questa definizione fu in seguito adottata da altri mangaka desiderosi anch'essi di realizzare qualcosa di differente e di più adulto rispetto a ciò che era stato disegnato fino ad allora.
All'inizio queste opere non ebbero una gran diffusione, ma nel corso degli anni questo nuovo filone prese sempre più spazio nel mondo dell'editoria giapponese fino ad esplodere dalla seconda metà degli anni '60 dando origine a quel periodo d'oro nel quale videro la luce tutti i grandi manga che conosciamo.
Le opere Gekiga trattavano principalmente di ninja o comunque di storie ambientate nel Giappone feudale, argomenti che al quel tempo erano di gran moda.
Shirato riuscì ad imporsi sul mercato e distinguersi dalla “concorrenza” perchè reinventò il genere aggiungendo numerosi riferimenti e rimandi alla realtà contemporanea, nel caso di Kagemaru Den, opera considerata espressamente di sinistra, riscosse un grandissimo successo e diventò lettura quasi obbligatoria tra gli studenti universitari.
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